Biografia - Patrizio Ligabue

Vai ai contenuti

Menu principale:

LIVELLO MUSICA

PATRIZIO
LIGABUE

OVERTONES SUONI & VOCE

DISCOGRAFIA
BIOGRAFIA
STRUMENTI
NEWS & VIDEO & ALTRO

_______________________________________________
HOME - MI PIACE - LINK - CONTATTI

PATRIZIO LIGABUE

Sono nato a Correggio il 12 aprile 1961. Mi sono diplomato all'Istituto Tecnico Commerciale per Ragionieri di Correggio nel 1980. Abito e lavoro tuttora a Correggio (licaimballaggi.it), ho due splendide figlie e sono sposato con Marilena, la mia bellissima moglie dalla quale, fin dal lontano 1978, traggo ancora oggi, ogni mia ispirazione.
Tra il 1975 e il 1980 mi sono formato musicalmente con gli ascolti dei primi Pink Floyd e dei primi Genesis e poi, in maniera predominante, con gli esclusivi ascolti della musica elettronica tedesca del decennio 1975/1985.
Tangerine Dream, Klaus Schulze, Edgar Froese, Peter Baumann, sono le icone di questo particolare genere di musica. Ai suoi inizi, la musica elettronica tedesca era esclusivamente relegata ad un ascolto di nicchia ma poi, tra il 1990 e il 1995, è stata definitivamente classificata nel genere "new age elettronica".
Album come "Ummagumma" dei Pink Floyd del 1969, "Phaedra" insieme a "Rubycon" dei Tangerne Dream tra il 1974 e il 1975 e "X" di Klaus Schulze del 1978, mi hanno lasciato un profondo segno sul mio personale modo di ascoltare la musica in genere.
Parallelamente a questo particolare ascolto d'elite, mai sono riuscito a combinare qualcosa con la musica suonata. La mia voce è sempre stata apparentemente stonata e ho sempre avuto enormi difficoltà ad articolare i movimenti delle mani e delle dita applicati a qualsiasi tipo di strumento musicale. Per questo motivo, strumenti come il pianoforte e le tastiere in genere, chitarre di vario tipo, percussioni e strumenti a fiato nei quali fondamentale è il movimento delle dita (trombe e flauti), sono sempre stati per me puro tabù. Per completare il quadro, la musica scritta, le note e la ritmica, sono sempre stati, per la mia cultura musicale, argomenti inavvicinabili ed oscuri.

Tutto questo fino all'Agosto del 2003, momento in cui, alla bella età di 42 anni, è avvenuta la mia personale "conversione musicale".

Vedo e sento suonare a Ferrara, per strada, uno strano tubo di legno cavo chiamato "Didjeridoo" e mi stupisco del suo suono ipnotico, ripetitivo, quasi elettronico. E tutto questo, con il solo vibrare delle labbra. Acquisto immediatamente sul posto, uno strumento economico in bamboo, con la speranza di poterlo anche io, farlo suonare, ma con la quasi certezza che sarebbe diventato un altro soprammobile di casa. Invece, dopo due o tre giorni di prove, riesco finalmente ad "accenderlo" facendolo vibrare. Da quel momento è stato un continuo crescendo. Apprendo velocemente la tecnica del "respiro circolare" in modo da poter suonare in maniera continua lo strumento e mi perfeziono sulle varie possibilità di variazioni sonore che il Didjeridoo produce.
Suonare il Didjeridoo significa suonare uno dei più antichi strumenti musicali che l'umanità conosca, significa andare all'essenza del suono, ai "suoni primordiali", significa riuscire a percepire a produrre e a controllare questi suoni essenziali. Questi suoni essenziali, altro non sono che gli armonici del suono fondamentale di base. Partecipo a numerosi workshop di studio tenuti dai più virtuosi artisti italiani dello strumento: Papi Moreno, Andrea Ferroni, Walter Mandelli, Fabio Gagliardi e Gianni Placido.
Attraverso questo percorso di miglioramento della mia capacità di produrre suoni sempre più complessi e puliti, e grazie alla raggiunta consapevolezza della presenza degli armonici quali elementi base del suono del Didjeridoo, anche in questa occasione, quasi per caso, agli inizi del 2005, scopro il "canto difonico", il "canto degli armonici", cioè gli armonici prodotti e selezionati con il solo uso della voce.
Tecnicamente, attraverso i vari tipi di canto difonico, è possibile produrre, con una sola voce, due o più suoni diversi e ben distinti, tanto da poter arrivare ad eseguire melodie con gli armonici, in presenza di una chiara fondamentale sottostante che funge da bordone.
Da quel momento, lo studio del Didjeridoo è diventato funzionale al miglioramento della mia tecnica di produrre gli "overtones" (gli armonici) vocali.
Ho partecipato successivamente a numerosi stages di approfondimento, in particolare con Roberto Laneri, padre di queste tecniche di canto in Italia e Giorgio Lombardi, fondatore e direttore a Torino di uno dei pochi cori in Italia che usa le tecniche del canto difonico.
In Sardegna, ho partecipato a prove di canto insieme al coro a Tenores di Nuoro, con lo scopo di approfondire la conoscenza degli eventuali punti in comune che il "canto a tenores" potesse avere con il canto difonico.
Ho partecipato, inoltre, ad un workshop a Zurigo con la cantante Dana Gita Stratil esperta in "overtones singing" e con una capacità straordinaria di produrre e controllare armonici flautati con un timbro purissimo.
Inoltre, per due anni di seguito, sull'isola di San Giorgio a Venezia, ho partecipato allo stage di approfondimento di tre giorni sul canto difonico tenuto dall'etnomusicologo vietnamita Tran Quang Hai che è considerato a livello mondiale come il più esperto conoscitore di queste tecniche di canto.
Dalla fine del 2005, grazie all'utilizzo di particolari software di analisi delle spettrofrequenze ho sempre più perfezionato la tecnica di produzione e di controllo degli armonici vocali, scoprendo di preferire la produzione di armonici relativamente alti (numero 9, 10, 11 e 12), provenienti da fondamentali medie.
Tuttavia, studiando le tecniche Tuvane e Mongole di canto, in particolare la tecnica mongola chiamata "Kargyraa", sono riuscito ad ottenere una pulita "voce profonda" sullo stile di quella utilizzata dai monaci tibetani nel pregare, cantando con tonalità estremamente basse.
Di pari passo alla mia ricerca esclusivamente personale, tesa al miglioramento del suono del Didjeridoo e di produzione di overtones vocali, ho cercato, anche se da "non musicista", di inserire queste nuove sonorità in ambiti più allargati, insieme ad esperienze musicali le più diverse.
Dalla fine del 2004, ho iniziato a suonare nei "MUSIKEDI", un gruppo rock di Carpi MO, formato da due chitarre, basso e batteria. Il genere di musica è prevalentemente rock strumentale, ma, grazie all'inserimento del mio Didjeridoo ed, in alcuni pezzi particolari, della mia voce difonica, ne risultano sonorità rock vagamente ipnotiche ed avvolgenti. Abbiamo suonato "live" nelle estati del 2005 e del 2006 a Soliera, in due concerti nei quali abbiamo presentato una decina di nostri pezzi esclusivi, tutti "contaminati" dal Didjeridoo, e risultato del costante lavoro da noi svolto durante i precedenti mesi in studio.
Parallelamente a questa mia esperienza di gruppo, ho effettuato, insieme a Stefano Marmiroli di Reggio Emilia, anche lui conoscitore delle tecniche del canto difonico, alcune performances di canto armonico a due voci, dai risultati certamente incoraggianti, tanto da riuscire a registrare tali momenti per poi riproporli in lavori più articolati.
Tecnicamente, si trattava di eseguire dal vivo, dei "cluster", delle "masse sonore vocali", partendo da canovacci musicali solo abbozzati in cui gli overtones prodotti, che in certi momenti possono essere percepiti come fioriture di ronzii e fischi flautati, si rincorrono e si sovrappongono quasi naturalmente grazie alle esclusive emozioni che si vengono a manifestarsi sul momento tra i partecipanti alla performance, cantanti e spettatori stessi. Emozioni tanto più forti se in presenza di ambienti solenni e naturalmente riverberati, come chiese antiche o grotte naturali.

Ma il vero salto di qualità nel mio personale percorso musicale, si è concretizzato nella seconda metà del 2006.

Già da tempo ero sostenitore del progetto "Windproject", che gravitava attorno alla iniziativa della "Scuola del Didjeridoo" di Torino diretta dall'amico ed insegnante Andrea Ferroni e che si manifestava in maniera pubblica con l'uscita del trimestrale di informazione "Yidaki News", e già da tempo sentivo l'esigenza di dare anche un mio contributo affinché il Didjeridoo potesse essere più conosciuto come un vero e proprio strumento musicale (una delle principali finalità dell'Associazione Culturale Yidaki), non solo al pari di tanti altri strumenti musicali tradizionali, bensì anzi, con molte peculiarità in più anche se il Didjeridoo rimane fondamentalmente uno strumento mononota.
Un contributo per fare salire il Didjeridoo di un gradino, sulla scala di una sua dignità come vero e proprio strumento musicale, poteva essere, a mio avviso, il cercare di inserire le sue particolari variazioni sonore assieme a musicalità più tradizionali ed omologate.
La giusta occasione, mi si è presentata grazie all'incontro con Simone Copellini, giovane musicista di Novellara e fresco diplomato in tromba, con il massimo dei voti, presso l'Istituto Musicale Pareggiato Claudio Merulo di Castelnuovo Monti. Dopo alcuni incontri preparatori, che sono serviti per allineare le nostre personali capacità ed aspettative, abbiamo deciso di uscire insieme con un progetto ufficiale, con un CD musicale da me prodotto e stampato in 2.000 copie, nel quale tentare di fondere insieme le sonorità del Didjeridoo, con il suono della tromba, in pezzi ora "jazz", ora "funky", ora "new age". Oltre a ciò abbiamo deciso di inserire anche alcuni pezzi "meditativi", realizzati tra l'altro con l'utilizzo del canto difonico, ed una particolare traccia di musica "sperimentale-contemporanea".
Dopo aver registrato, tra ottobre e novembre 2006 l'intero CD, presso il "SopratoniStudio", quattro locali a Correggio che ho attrezzato in economia per l'occasione e che da allora sono diventati punto di riferimento per le mie sperimentazioni e registrazioni, nel dicembre 2006 abbiamo dato alle stampe l'album "0522.RE".
Di una traccia di tale album, "un digge nel buio", ho anche realizzato, per la regia di Massimo Gozzi, un video-clip, che documenta la nostra performance "live" in fase di registrazione di questo pezzo. Si trattava allora sicuramente di uno dei pochi documenti, filmati in modo professionale, stile video-clip, che aveva per oggetto il suono del Didjeridoo insieme al canto degli armonici vocali.
Intitolando il CD con il nostro prefisso telefonico puntato con la sigla automobilistica della nostra provincia, è un chiaro segnale sulla mia volontà di mescolare esperienze musicali che hanno origini lontane (Australia per il Didjeridoo e Asia Centrale per il canto difonico), con le sonorità tradizionali nostrane che fanno parte della nostra cultura reggiana.
A marzo del 2007, ho avuto, poi, l'occasione di conoscere, Giuseppe dal Bianco, pittore e musicista polistrumentista vicentino, grazie al quale, da un lato, ho scoperto l'esistenza di due particolari flauti armonici, la Koncovka e la Fujara, e, dall'altro, ho migliorato la mia conoscenza della Dan-Moi, dell'Arpa Vietnamita.
In seguito, la mia attenzione è stata concentrata da un lato, a migliorare le tecniche per produrre suoni sempre più puliti, sia strumentali (Didjeridoo, Koncovka e Dan-Moi), sia vocali (armonici flautati e voce profonda), e dall'altro, a ricercare la possibilità di creare suggestivi "cluster" e "drones pseudo-elettronici", sui quali giocare con gli overtones vocali, al fine di realizzare micropolifonie, nelle quali, le deboli armonie, non cambiano improvvisamente, ma si fondono lentamente, l'una nell'altra, sempre e comunque in un contesto di puro piacere estetico ed esecutivo.
Tra luglio e agosto del 2007 si è concretizzato il progetto di un secondo videoclip dal titolo "didjeridoo-bop" per la regia sempre di Massimo Gozzi, nel quale le particolari sonorità dell'abbinamento didjeridoo/tromba fanno da sottofondo a sceneggiature ed immagini intrise di ambienti prettamente reggiani.
Questi nostri due video, assieme ad altri 300 video provenienti da tutta Italia, hanno partecipato all'iniziativa PIVI (Premio Italiano Videoclip Indipendenti) che si è svolta in occasione della manifestazione fieristica del MEI (Meating Etichette Indipendenti) che si è tenuta a Faenza nel novembre 2007.
Tra il 27 agosto e il 01 settembre 2007, ho partecipato alla settimana dei "Corsi Internazionali di Musica" (direzione artistica del maestro Carlo Denti), nella sezione riservata al didjeridoo e al canto armonico, tenutasi a Chiusi dalla Verna in provincia di Arezzo. In questo contesto, sotto la supervisione del maestro Roberto Laneri, la sera del 28 agosto 2007, al "Concerto di fine estate in Casentino", mi sono esibito per la prima volta da solo all'interno della Chiesa di S. Michele Arcangelo di Chiusi dalla Verna, davanti ad oltre 100 spettatori quasi tutti musicisti, proponendo un pezzo improvvisato con un didjeridoo australiano in RE.
A febbraio del 2008, inoltre, è uscita la compilation internazionale in CD sul didjeridoo dal titolo "Yidaki compilation Vol. 1" nella quale è stato inserito un nostro pezzo facente parte dell'album "0522.RE". Questa compilation comprende, oltre ai più virtuosi suonatori italiani di didjeridoo anche alcuni "mostri sacri" mondiali dello strumento aborigeno come Mark Atkins e Michael Jackson ambedue australiani. Si tratta di oltre 70 minuti di musica con i pezzi più rappresentativi del panorama mondiale del didjeridoo degli anni 2005/2008, e il fatto di aver avuto la possibilità di essere presente in questo importante progetto è motivo di grande soddisfazione personale.
A marzo 2008, è andato alle stampe il mio secondo CD realizzato ancora una volta in collaborazione con Simone Copellini. Iniziato nell'ottobre del 2007 è stato registrato tra gennaio e febbraio 2008 sempre in "SopratoniStudio" a Correggio. Il titolo del lavoro è "La Saga Reggiana Dell'Armonico Quinto". In stile "PoeticDidjiJazz", la "saga" è nata dalla sfida iniziale di musicare un mio testo scritto il 07.07.07 con la tecnica delle "frasi in tempesta". L'obiettivo era il riuscire a fondere una voce narrante, interpretata dalla attrice e regista correggese Antonella Panini, alle musicalità Jazz dell'ensamble didjeridoo, tromba e pianoforte. Si tratta di oltre 50 minuti di musica in 10 brani che hanno per titoli gli stessi dei 10 capitoli della saga e che scandiscono il lento divenire di questo fantastico racconto tutto ambientato in terra reggiana. Si può leggere dal booklet interno del CD: "Siamo all'interno di un mondo irreale, in una matrice sonora, in un cyberspazio circolare nel quale gli elementi auditivi e visivi interagiscono e si alimentano progressivamente, dove il tempo lo si vede arrivare raffigurato da una barra, da una linea verticale che scorrendo sul piano, contemporaneamente cancella e riimprime in matrice nuove linee orizzontali, nuovi armonici che in modo matematico, analizzando gli stati d'animo delle diverse fonti del suono, raffigurano visivamente tutte le vibrazioni dell'ambiente attraversato. Il fantastico compito di tutti noi sarebbe quello di riuscire a liberare il nostro personale Armonico Quinto, ad isolarlo dal caos sonoro in cui naturalmente è rinchiuso e a renderlo percepibile affinché possa idealmente volare fuori della matrice e "penetrando nelle carni, attraversando le menti", contaminare in positivo tutto il nostro ambiente reggiano circostante con le sue "magiche" vibrazioni". Di questo nostro lavoro, è apparsa poi una positiva recensione nel marzo 2009 a firma Gianolio su di una tra le più importanti riviste del panorama Jazz italiano "Musica Jazz".
Ad ottobre del 2008, organizzo e realizzo il mio primo corso di canto armonico per principianti nelle vesti di insegnante. La finalità prima di questo mio corso introduttivo era quella di fare nascere, e piano piano sviluppare, a tutti i partecipanti, una coscienza armonica di base che potesse essere poi da stimolo per altri e più specifici approfondimenti. Il filo conduttore di questo corso, erano le tre parole chiave su cui si basava l'intero percorso di perfezionamento. La prima era: "percezione"; ci si concentrava nel riconoscere e distinguere i suoni armonici puri. La seconda era: "produzione"; attraverso l'apprendimento di particolari tecniche esecutive, si iniziava a far uscire i primi suoni armonici. La terza era: "controllo"; ci si allenava nel cercare di modulare i suoni puri prodotti secondo una logica ben codificata che mirava a raggiungere risultati musicali esteticamente piacevoli.
Tra dicembre del 2008 e aprile 2009 diamo vita insieme a Copellini e a Francesco Savazza alle tastiere, al trio "ARCHETIPI". Suoniamo due live di cui il primo al ridotto del teatro Asioli di Correggio RE, nei quali proponiamo i migliori pezzi compresi all'interno del nostro cd "0522.RE". Suoniamo "jazz armonico"; un genere musicale che parte dalle sonorità omologate del Jazz ma che poi, piano piano sono contaminate, in modo non invasivo, dai miei suoni armonici strumentali e vocali.
A giugno del 2009, continuando la mia esperienza di contaminazione di musicalità Jazz, suono live insieme alla formazione "BLUE WAVE" che è solitamente composta da 7/8 elementi e che ha sempre rappresentato un punto di riferimento nel mondo Jazz a Reggio Emilia.
Tra luglio e ottobre 2009, realizzo quattro serate di un mio concerto live completamente da solo dal titolo "PARTITURE VISIVE IN DIVENIRE". Si tratta di una decina di pezzi per oltre un'ora e mezzo di musica circolare realizzata solo ed esclusivamente con i miei strumenti a fiato armonici e con la via voce difonica. Grazie poi ad un analizzatore di spettro proiettato in 4x3 metri, l'idea era quella di dipingere la musica che suonavo e che sarebbe diventata canovaccio per quella che doveva venire. "Finalmente la musica prende forma e si autoalimenta all'interno di un processo circolare, ipnotico e ripetitivo. La musica si fa immagine e diventa pittura……….Lampi di luce che guidano la musica che di lì a poco verrà". Dall'ultimo concerto, nella splendida ambientazione della piazzetta centrale dell'antico borgo della Casa Del Tibet a Votigno (RE), è stato poi realizzato un video-trailer (regia di Massimo Gozzi) che è disponibile in rete.
Nel febbraio del 2010 inizio a registrare nel SopratoniStudio, i primi brani di quello che poi, alla fine dell'anno, doveva diventare il mio primo cd solo. Già a marzo del 2010, sempre per la regia di Massimo Gozzi, va in rete un primo pezzo del mio futuro cd come colonna sonora di un mio quarto videoclip dal titolo "Visual Massage Simbolismo 348". Tutta la musica è stata realizzata con suoni armonici strumentali e vocali, su di immagini in HD suggestive e malinconiche ma, al tempo stesso, piacevoli e rilassanti.
Ad Aprile 2010 partecipo con un mio pezzo dal titolo "SIMBOLISMI", ad un progetto dell'amico Stefano Benini, musicista di Verona, di un cd compilation dal titolo "DIDJERIDOO MADE IN ITALY" che raccoglie il meglio del panorama italiano sul didjeridoo.
A maggio del 2010, insieme all'amico scrittore e musicista Luciano Bosi, suono dal vivo all'Officina Delle Arti a RE durante la due giorni della seconda edizione di "PERCUSSIONE TEMPORANEA". Oltre trenta minuti di sonorità circolari armoniche e percussioni etniche.
A dicembre del 2010 esce, come da programma, il mio terzo cd (il primo completamente da solo), dal titolo "SUONI PER FERMARE IL PENSARE". Sono quasi settanta minuti di musicalità armoniche, suddivise in 8 brani oltre a due brevi "intro" e "end". In questo mio lavoro esiste un filo che lega le prime musicalità elettroniche nate nel 1970, da cui io provengo e da cui ho attinto, e queste mie sonorità armoniche di giusto quarant'anni più avanti, su cui ora lavoro. "…..trovate le vostre singole vocali e le vostre giuste frequenze e poi cantate insieme a me la vostra unica nota…….così facendo troveremo, anche solo per un attimo, una preziosa pausa al nostro caotico pensare……..".

Durante il 2011 curo la realizzazione di alcuni concerti (prevalentemente musica jazz) al Soppalco di LICA; si tratta di un progetto stanziale (il maggio correggese) di eventi musicali brevi (non oltre ai 70 minuti) in un ambiente insolito e raccolto per non più di una trentina di spettatori, dove la filosofia alla base del progetto è l’incontro tra la musica tradizionale e i rumori di fondo industriali…….si perché si fa musica a tarda sera mentre la fabbrica lavora con il turno notturno: "……….quando la musica e i suoni in particolare, incontrano il mondo della produzione proprio nei luoghi dove, nello stesso momento, il lavoro vero, inizia a prendere forma…………i rumori industriali diventano nuova linfa per una musica live alla ricerca di spazi diversi………".
A marzo del 2012, ripropongo in un concerto live a Parma , insieme a Luciano Bosi, quelle particolari sonorità armoniche e percussive, già sperimentate a metà 2010.
In aprile del 2012, insieme all’amico Nazim e sulle sue liriche, contamino in tre concerti live (in particolare al Calamita di Cavriago, e al CovoClub di Bo) le sue sonorità "elettroniche psichedeliche", con i miei suoni armonici vocali e strumentali.
Il 28 aprile del 2012, invitato dall’amico Gianni Placido, tengo un corso a Bologna dove insegno i primi passi per una introduzione alla pratica del canto armonico.
A maggio del 2012, in pieno terremoto, tengo un concerto al Soppalco in LICA, ancora con Luciano Bosi e grazie ai positivi feedback in termini di emozioni sonore, decido di proporre a Luciano la registrazione in SopratoniStudio, di particolari sue ambientazioni sonore percussive su cui poi impostare un mio corposo lavoro di contaminazione armonica vocale e anche strumentale; e tutto questo al fine della realizzazione di un mio quarto CD e nell’occasione del mio primo vinile a 33 giri. Registriamo tutte le liriche tra agosto e ottobre e finalmente a metà dicembre 2012 è alle stampe il "Tremori di Profumi….dalle terre lontane dai grandi spazi aperti" in CD e vinile.
"…….Correva l’anno 1986 quando attraversai a piedi l’Indre Troms, uno sperduto e disabitato territorio della lapponia norvegese. Nel mezzo dei 12 giorni di cammino, costeggiai per più di un giorno e mi avvicinai senza però entrarvi, ad una area ancora più interna e selvaggia chiamata Havgavuobmi Omradet. Per tanto tempo (……e qualche volta ancora adesso), ho pensato a quella terra che avevo visto così da vicino, e mi sono spesso immaginato io, solo, nell’attraversarla, immerso nei suoi enormi spazi aperti, nel suo "vidda". L’anno dopo poi, nel 1987, con lo stesso stile, ho attraversato anche l’Islanda centrale da sud a nord, lungo la mitica pista del Kjolur. Mai ero riuscito a mettere perfettamente a fuoco le comuni emozioni che univano queste due mie esperienze. Forse solo ora, dopo un lungo lavoro sui dettagli, mi sono reso conto sempre di più in maniera precisa, che la chiave comune era una impercettibile emozione sollecitata da ripetute ed intermittenti variazioni di profumi. Veri e propri tremolii di profumi che apparivano e poi sparivano senza una logica definita, e, a volte, talmente intensi, da provocare fisicamente, in me, veri e propri "brividi positivi". Oggi, dopo tanti anni trascorsi, ho provato a mettere in musica queste mie particolari emozioni. Dettagli di emozioni, raccontati attraverso musiche create su dettagli di suoni, su di ogni singolo e ripetitivo suono armonico. Due sole liriche che hanno per titolo il nome di quelle terre lontane, due lunghe cavalcate per farmi rivivere momenti solamente miei e oramai perduti………".
Di questo nostro lavoro, è apparsa poi una positiva recensione nel luglio 2013a firma Antonio Gentile su di una tra le più importanti riviste del panorama percussivo italiano "drumset mag".



A marzo del 2013, realizzo sempre insieme a Luciano Bosi il primo concerto live a Rosta Nuova RE, dell’intero disco "Tremori di Profumi",  e per l’occasione "special guest" Momi alla voce araba narrante dal vivo.
Il 13 luglio 2013, nell’ambito della rassegna "musica ad alta quota", suono ancora con Luciano Bosi in un suggestivo tramonto musicale, al Rifugio Battisti ai piedi del monte Prado e del Cusna, immersi tra i silenzi del crinale del nostro appennino reggiano.
Tra luglio 2013 e dicembre 2013, insieme all’amico Nazim, partecipo a più di otto mini-concerti (di circa una trentina di minuti) dove insieme portiamo live due pezzi (a volte uno e a volte l’altro) scritti da Nazim e contaminati dai miei suoni armonici, prodotti o con la sola voce o con una serie di flauti armonici slovacchi (fujare e koncovka).
Da questa esperienza è nata piano piano l’idea di realizzare un nuovo progetto che si sarebbe in seguito concretizzato  in un nuovo vinile 33 giri + cd. Nell’ottobre 2013, in SopratoniStudio registriamo i due pezzi portanti del disco (Meiktila loop e The Perfect Funeral Song, in versione armonica) oltre ad un Continuum ripetitivo: il nome del nuovo lavoro sarà "venezia non esiste". Questo lavoro, in collaborazione con Nazim, rappresenta una tappa importante per il mio lavoro di ricerca musicale focalizzata sui singoli suoni. E’ il mio quinto disco che realizzo ma soprattutto è il mio primo disco che porto a termine senza usare un solo suono di Didjeridoo.
A dieci anni o poco più dalla mia personale scoperta dell’esistenza di un mondo musicale di nicchia fatto di soli suoni armonici, scoperta che si è concretizzata nei primi anni avvicinandomi al suono del Didje, ora piano piano sta maturando in me la consapevolezza che si può produrre sonorità armoniche adatte a contaminare le più diverse musicalità (elettroniche in questo caso) anche fuori della cerchia dei suoni prodotti con il solo didjeridoo.

Il mio personale pensiero è sintetizzato in un semplice concetto: "suonare strumenti armonici e cantare gli overtones vocali, deve essere ancora considerato
in assoluto, un esercizio di puro piacere".      

 
Torna ai contenuti | Torna al menu