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DIDJERIDOO

Il Didgeridoo è uno strumento musicale "naturale", non costruito dall'uomo ma scavato dalle termiti. E' originario dei territori del Nord Ovest dell'Australia, luogo ricco di termitai ed è lo strumento sacro degli aborigeni australiani. Si pensa abbia circa 2.000 anni, visto che esistono dei graffiti di tale età che lo raffigurano, ma potrebbe essere anche più antico. I Didgeridoo tradizionali sono in eucalipto decorati con motivi totemici aborigeni, anche se oggi si trovano strumenti di diversi materiali: dal teak alla plastica e dal metallo alla ceramica. Il nome "didgeridoo" è un'interpretazione onomatopeica data dai colonizzatori inglesi che, sbarcati sul nuovo continente, sentirono il suono ritmato "did-ge-ridoo" provenire da dei rami di eucalipto cavi suonati dagli aborigeni. Lo strumento è originario dell'Arnhem Land e viene chiamato in almeno cinquanta modi diversi a seconda del luogo e delle etnie: da djalupu, djubini, ganbag, gamalag, maluk, a yidaki, yirago, yiraki, yigi yigi. Le dimensione del Didgeridoo possono essere le più diverse. Può avere una lunghezza che varia da meno di un metro a 4 metri, e un diametro interno che va da un minimo di 3 centimetri (all'imboccatura) fino a 30 cm o più (nella parte finale), è classificato tra gli strumenti aerofoni ad ancia labiale e la sua nota fondamentale è data principalmente dalla sua lunghezza. Per suonare il Didgeridoo si utilizza la tecnica della respirazione circolare (o del soffio continuo). Tale tecnica permette al suonatore di prendere aria dal naso mentre espira quella contenuta nella bocca generando un suono continuo. Il suono che produce questo strumento è profondo e ipnotico.
(tratto dal sito di Ilario Vannucchi)



DAN-MOI

La dan-moi è il nome originale di uno strumento musicale tradizionale, suonato in Vietnam. Letteralmente di traduce come "strumento delle labbra" ed è forse una delle arpe da bocca a disposizione più versatili. La dan-moi è uno strumento dalle musicalità simili a quelle delle nostrane "maranzane o scacciapensieri", è però molto più flessibile e permette al suonatore di essere più libero di plasmare la propria cavità orale come cassa di risonanza per amplificare il suo suono. La dan-moi è costruita da un unico pezzo di ottone molto sottile poi attaccato con una cordicina e trasportato in una custodia tubolare in tessuto luminoso. Le dan-moi, una volta veri e propri pezzi unici fatti a mano, ora sono per lo più realizzate in serie e sono disponibili in vari formati e sonorità.
(liberamente tratto da asza.com)

KONCOVKA
La Koncovka è un flauto armonico senza fori che si può modulare anche solo con la bocca. Originario della Slovacchia, è costruito in legno di sambuco e ha un bellissimo suono armonico che può essere inserito, grazie a semplici melodie, realizzate anche utilizzando la tecnica del respiro circolare, al di sopra di bordoni vocali di canto difonico o di tappeti ripetitivi eseguiti con il Didjeridoo.

FUJARA
Flauto a becco della musica popolare slovacca. Viene costruito in legno di sambuco ed è un flauto di grandi dimensioni: può raggiungere due metri di altezza. È tenuto in posizione verticale e per essere suonato necessita di un cannello ripiegato ad angolo ricavato da due tubi di legno più piccoli di quello principale. Ha una sonorità molto delicata e produce essenzialmente suoni armonici.
(tratto dal sito di Giuseppe Dal Bianco)

VOCE DIFONICA

Per chi non conosce gli armonici, diciamo che essi sono la componente intrinseca di ciascun suono. Detto con altre parole, ogni suono, in qualsiasi istante infinitesimo, è il risultato dei propri armonici. La frequenza delle vibrazioni che compongono un suono determinato (cioè di altezza riconoscibile) è dunque soggetta a un vincolo armonico. Dato valore 1 alla frequenza della vibrazione più lenta (detta fondamentale), quella delle altre componenti del medesimo suono è sempre data da multipli della fondamentale stessa, secondo la progressione aritmetica: 1 (fondamentale), 2, 3, 4, …, n. I suoni multipli che accompagnano la fondamentale vengono appunto detti armonici. La differente presenza di armonici caratterizza il timbro di ciascun suono. Il timbro è la qualità che caratterizza la singolarità della fonte e la rende distinta da ogni altra, dunque il timbro consente di giudicare diversi (perché provenienti da voci o strumenti differenti) due suoni che hanno la stessa altezza e intensità. Con il Canto degli Armonici (detto anche "overtone singing" o "canto difonico"), grazie all'emissione vocale con tecniche particolari, il cantore è in grado di emettere contemporaneamente più suoni di altezza diversa, ma legati tra loro dal preciso rapporto numerico che abbiamo visto, di frequenza multipla rispetto al suono base (fondamentale). Talvolta la fondamentale viene quasi omessa grazie all'abilità dell'esecutore. In certi momenti gli armonici si manifestano come fischi o flauti, schiocchi o profondi ronzii.
(tratto da scritti di Giorgio Lombardi)


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QUESTI SONO TUTTI I MIEI PERSONALI STRUMENTI ARMONICI


Didjeridoo in eucalipto originale australiano in nota MIb. Mi è stato regalato, di ritorno da un suo viaggio in terra di Australia, dal mio grande amico Mario Zannoni, che ricordo sempre con tanto affetto. Con questo MIb, nel settembre del 2006, accompagno la tromba di Copellini nel suo brano "mattino" inserito poi nel nostro primo cd "0522.RE". Con questo MIb, nell'estate del 2009, suono un pezzo nel mio concerto live solo "partiture visive in divenire".

Didjeridoo in eucalipto originale australiano in nota RE. E' stato il mio primo strumento originale acquistato. Con questo RE, nel luglio del 2006, compongo il brano "luci notturne" inserito poi nel nostro primo cd "0522.RE". Con questo RE, nel settembre del 2007, suono per la prima volta solo, davanti ad un pubblico, all'interno della chiesa di S. Michele Arcangelo a Chiusi dalla Verna (Arezzo). Con questo RE, nell'estate del 2009, suono un pezzo nel mio concerto live solo "partiture visive in divenire". E' sicuramente tra i primi 5 miei didjeridoo che ancora oggi mi danno grandi emozioni e che suono abitualmente.

Didjeridoo in eucalipto originale australiano in nota FA. E' stato il mio primo ed unico strumento originale "Yidaki" acquistato. Mi è stato venduto da Paride Russo nel febbraio 2007. Molto bello nelle decorazioni aborigene purtroppo però non mi ha mai entusiasmato nel suonarlo e non è tra i miei strumenti top10.

Didjeridoo in bamboo in nota quasi DO. Il tubo ancora incompleto mi è stato regalato, quasi per scherzo, nel 2007 dall'amico Mauro Bonini. Poi io, in via provvisoria, gli ho applicato un raccordo in plastica che fungeva da imboccatura, fissato al legno con nastro adesivo da elettricisti. Il suo suono grave mi ha subito intrigato e questo tubo come allora è rimasto. Mi viene difficile chiamarlo didjeridoo, ma quando lo suono in studio e mi rientra in cuffia con i giusti riverberi, mi regala sempre piacevoli sensazioni. Con questo bamboo, nell'estate del 2009, suono un pezzo nel mio concerto live solo "partiture visive in divenire". E' sicuramente tra i primi 10 miei strumenti che ancora oggi suono abitualmente.

"Il didjeridoo estensibile è senza dubbio una delle idee più rivoluzionarie nel campo della didjeridoo music. Per questo motivo, questo tipo di strumento, è fonte di odio-amore da parte dei suonatori di didjeridoo. Se da un lato l'utilizzo di uno strumento in materiale alternativo è di gran lunga meno apprezzato rispetto ad uno strumento in eucalipto, dall'altro lato si può avere maggiore versatilità durante i brani la cui tonalità varia durante l'esecuzione. Tra i vari tipi di estensibili, quello più utilizzato è senza ombra di dubbio il "didjeribone", che è stato inventato negli anni 80 da Charlie McMahon. Esso infatti è realmente uno strumento flessibile, è uno dei pochi in grado di scorrere facilmente proprio durante l'esecuzione a differenza di altri in cui è possibile intonare lo strumento solo ad inizio brano o durante le pause. È il più leggero, lo si può tenere in mano per un concerto intero senza faticare e per questo motivo è indicato per poter essere usato sul palco con un microfono a clip. (tratto dal sito dell'amico Andrea Ferroni).
Il mio personale "didjeribone" l'ho acquistato nel settembre 2004, da Andrea Ferroni al termine di un suo stage di approfondimento a Milano. Con questo "bone", nel settembre del 2006, accompagno la tromba di Copellini nel suo brano "didjeridoo-bop" inserito poi nel nostro primo cd "0522.RE". Non amo particolarmente suonare questo strumento, ma in effetti mi è diventato però fondamentale e molto utile quando mi si è presentata la necessità di suonare dal vivo insieme a formazioni Jazz come nel caso degli Archetipi e i Blue Wave nel corso del 2009.

Didjeridoo in legno reggiano in nota DO. E' stato realizzato da un artigiano del legno di Campagnola. Non lo suono abitualmente.

Didjeridoo in legno reggiano in nota RE. E' stato realizzato da un artigiano del legno di Campagnola. Non lo suono abitualmente.

Didjeridoo in legno di castagno in nota RE. Sono affezionato a questo strumento per il motivo che è stato il primo strumento che ho costruito io personalmente alla fine della due giorni del corso sulla costruzione dei didjeridoo, organizzato a Torino da Andrea Ferroni nell'aprile del 2005. Non lo suono però abitualmente.

Didjeridoo in legno di leccio reggiano in nota LA. Sono affezionatissimo a questo strumento per il motivo che è stato il primo strumento che ho costruito io personalmente senza l'aiuto di nessuno, alla fine del maggio del 2005. In seguito l'ho fatto poi decorare da un pittore di Rio Saliceto (RE). Da questo mio lavoro non ne è venuto fuori un bel strumento dal punto di vista estetico, ma è stato il mio primo LA e il suo suono mi è entrato dentro da subito. Con questo LA, già nel marzo del 2007, compongo il brano "simbolismo nr 348" inserito poi nel mio terzo cd "suoni per fermare il pensare".

Tubo in plastica nera suddiviso in tre prolunghe di uguale lunghezza, che può suonare o un FA con due prolunghe, o un DO con tutte e tre le prolunghe infilate. Sono affezionatissimo a questo "strumento" in plastica per il motivo che, data la sua possibilità di essere trasportato in tre pezzi relativamente corti, dal 2005, l'ho sempre portato con me, dentro lo zaino, in ogni mia escursione montana, sia invernale sia estiva. In particolare, nel luglio del 2006, mi ha accompagnato durante un mio backpacking estivo di sei giorni nelle terre selvagge dell'Indre Troms nella Lapponia norvegese; ho motivo di credere che il suono del mio tubo in LA, sia stato il solo suono prodotto da un didjeridoo che abbia vibrato in quelle terre silenziose e lontane.

Didjeridoo in bamboo in nota RE. E' stato il mio primo strumento in assoluto. L'ho acquistato dall'amico Andrea Guidetti a Ferrara, nell'agosto del 2003 nello stesso giorno in cui ho sentito suonare per la prima volta un didjeridoo. Con questo strumento ho prodotto i miei primi suoni puliti e successivamente, ho imparato la "respirazione circolare".

Didjeridoo "windproject" in castagno in nota MI acquistato nel giugno 2005. Con questo MI, nel settembre del 2006, accompagno la tromba di Copellini nei brani "didjumpet" e "eanroamlics" inseriti poi nel nostro primo cd "0522.RE". Con questo MI, nel marzo del 2008, accompagno la tromba di Copellini in vari brani inseriti poi nel nostro secondo cd "La Saga Reggiana Dell'Armonico Quinto". Con questo MI, suono poi live insieme ai gruppi Archetipi e Blue Wave. E' sicuramente tra i primi 10 miei didjeridoo che ancora oggi mi danno grandi emozioni e che suono abitualmente.

Didjeridoo "windproject" in castagno in nota SI acquistato nel febbraio 2007. Con questo SI, nell'estate del 2009, suono un pezzo nel mio concerto live solo "partiture visive in divenire". Con questo SI, nel maggio del 2010, suono un pezzo in un concerto live insieme al percussionista Luciano Bosi all'Officina delle Arti a RE per la seconda edizione di Percussione Temporanea". Con questo SI, nel settembre del 2010, compongo alcuni pezzi, usando il suo suono come bordone di sottofondo, che saranno poi inseriti nel mio terzo cd "suoni per fermare il pensare". E' sicuramente tra i primi 5 miei didjeridoo che ancora oggi mi danno grandi emozioni e che suono abitualmente.

Didjeridoo "windproject" in legno di castagno in nota FA acquistato a fine 2009. Non lo suono abitualmente.

Didjeridoo "windproject" in cedro libanese in nota DO acquistato a fine 2009.

Didjeridoo "windproject" in legno di ciliegio in nota LA acquistato a fine 2009. Non lo suono abitualmente.

Didjeridoo "windproject" in legno di nocciolo in nota MI acquistato a fine 2009. Non lo suono abitualmente.

Didjeridoo "windproject" in legno di platano in nota RE acquistato a fine 2009. Non lo suono abitualmente.

Didjeridoo "windproject" in vetroresina in nota FA acquistato usato nel maggio del 2009. Questo FA l'ho poi ricoperto con nastro adesivo nero per elettricisti quasi come per toglierli quella sembianza di strumento in plastica. Non lo suono abitualmente.

Didjeridoo in legno di maruga correggese in nota DO, acquistato nel settembre 2005 dal costruttore Marco Lotti. Sono affezionatissimo a questo strumento per il motivo che è l'unico strumento che mi ha accompagnato e con il quale ho composto pezzi per tutti e tre i cd da me realizzati. Inoltre, con questo DO, nell'estate del 2009, suono un pezzo nel mio concerto live solo "partiture visive in divenire" e nel maggio del 2010, suono un pezzo in un concerto live insieme al percussionista Luciano Bosi all'Officina delle Arti a RE per la seconda edizione di Percussione Temporanea". E' sicuramente tra i primi 5 miei didjeridoo che ancora oggi mi danno grandi emozioni e che suono abitualmente.

Didjeridoo con una larga campana in legno reggiano in nota RE, acquistato nel settembre 2005 dal costruttore Marco Lotti. Con questo RE, nell'estate del 2009, suono un pezzo nel mio concerto live solo "partiture visive in divenire". E' sicuramente tra i primi 10 miei didjeridoo che ancora oggi mi danno grandi emozioni e che suono abitualmente.

Didjeridoo "platydoos" in legno di pero in nota SI acquistato ad aprile 2011 dall'amico costruttore Matteo Bellini. La sua particolarità costruttiva sta nel fatto di avere la campana centrale stoppata e di avere alcuni fori naturali laterali da cui esce il suono. Non lo suono abitualmente ma avrò tempo per meglio scoprirlo.

Didjeridoo "platydoos" in nota MI acquistato ad aprile 2011 dall'amico costruttore Matteo Bellini. La sua particolarità estetica sta nel fatto di avere, sia la prima parte vicino all'imboccatura, sia la campana finale, ancora ricoperta dalla corteccia originaria. Non lo suono abitualmente ma avrò tempo per meglio scoprirlo.

Didjeridoo "platydoos" in legno di pero in nota DO acquistato ad aprile 2011 dall'amico costruttore Matteo Bellini. E' il solo strumento che tengo sempre con me in casa. Non lo suono abitualmente ma avrò tempo per meglio scoprirlo.

Didjeridoo estensibile "platydoos" in legno di mogano acquistato ad aprile 2011 dall'amico costruttore Matteo Bellini. La sua particolarità costruttiva sta nel fatto di essere uno strumento a tutti gli effetti in legno, ma anche estensibile grazie ad un tubo di plastica che scorre all'interno della sua struttura in legno. Non lo suono abitualmente ma avrò tempo per meglio scoprirlo.

Come tutti i miei flauti armonici che possiedo, anche questa koncovka è stata costruita dal mio amico e artista del legno Diego Pizzolato di Schio VI. Questo strumento in particolare l'ho acquistato nell'aprile del 2007 ed è realizzato in legno di faggio delle colline vicentine. Sono affezionatissimo a questo strumento; con il suo suono ho contaminato un sacco di miei lavori. Con questo faggio, nell'estate del 2009, suono due pezzi nel mio concerto live solo "partiture visive in divenire". Con questo faggio, nel maggio del 2010, suono un pezzo in un concerto live insieme al percussionista Luciano Bosi all'Officina delle Arti a RE per la seconda edizione di Percussione Temporanea". Con questo faggio, nel settembre del 2010, compongo due pezzi "mo-ot-noi" e "simbolismo nr 348", che saranno poi inseriti nel mio terzo cd "suoni per fermare il pensare". E' sicuramente la koncovka che in assoluto preferisco, che ancora oggi mi regala grandi emozioni e che suono abitualmente.

Un vero e proprio esperimento ben riuscito del mio amico Diego. Questo strumento in particolare l'ho acquistato nell'aprile del 2007, è realizzato in acciaio ed è dotato di beccuccio esterno. Ha la particolarità di essere intonato con il faggio descritto sopra ed è possibile suonarli insieme contemporaneamente. La sonorità che ne deriva è a mio avviso piacevolissima; sono giochi di alti e bassi di suoni che si allontanano e subito dopo si riavvicinano. Con questo strumento insieme al faggio, nell'estate del 2009, suono un pezzo nel mio concerto live solo "partiture visive in divenire" e nel maggio del 2010, suono un pezzo in un concerto live insieme al percussionista Luciano Bosi all'Officina delle Arti a RE per la seconda edizione di Percussione Temporanea".

Questo strumento l'ho acquistato nell'aprile del 2011, è di legno ed è dotato di un beccuccio esterno in stile fujara. Non lo suono abitualmente.

Questo strumento l'ho acquistato nell'aprile del 2007, è realizzata in legno di faggio ed ha un piacevolissimo timbro. Lo suono abitualmente ancora oggi, è tra i miei top 5.

Questo strumento l'ho acquistato nell'aprile del 2007, è fatta in legno di faggio ed ha un piacevolissimo timbro. Lo suono abitualmente ancora oggi, è tra i miei top 5.

Questo strumento l'ho acquistato nell'aprile del 2011, è di legno ed è, tra le koncovka che possiedo, quella ad avere un suono il più acuto di tutte. La suono abitualmente ancora oggi, è tra i miei top 5.

Questo strumento l'ho acquistato nell'aprile del 2007, è in legno ed ha un suono interessante. Non lo suono abitualmente.

Questo strumento l'ho acquistato nell'aprile del 2007, è in legno ed ha un piacevole timbro. Non lo suono abitualmente.

Questi strumenti li ho acquistati nell'aprile del 2011, sono realizzati tutti in legno di sambuco ed hanno quasi tutti un suono identico. Non li suono abitualmente.

Questi strumenti li ho acquistati nell'aprile del 2011, sono realizzati tutti in legno di sambuco ed hanno quasi tutti un suono identico. Non li suono abitualmente.

Questi strumenti li ho acquistati nell'aprile del 2011, sono realizzati tutti in legno di sambuco ed hanno quasi tutti un suono identico. Non li suono abitualmente.

Questi strumenti li ho acquistati nell'aprile del 2011, sono realizzati tutti in legno di sambuco ed hanno quasi tutti un suono identico. Non li suono abitualmente.

Questi strumenti li ho acquistati nell'aprile del 2011, sono realizzati tutti in legno di sambuco ed hanno quasi tutti un suono identico. Non li suono abitualmente.

Questi strumenti li ho acquistati nell'aprile del 2011, sono realizzati tutti in legno di sambuco ed hanno quasi tutti un suono identico. Non li suono abitualmente.

Questi strumenti li ho acquistati nell'aprile del 2011, sono costruiti in legno di bamboo ed hanno un piacevole timbro grave. Non li suono abitualmente.

Questi strumenti li ho acquistati nell'aprile del 2011, sono costruiti in legno di bamboo ed hanno un piacevole timbro grave. Non li suono abitualmente.

Questo strumento l'ho acquistato nell'aprile del 2011, è in legno decorato ed ha un suono profondo. Lo suono abitualmente ancora oggi.

Un altro vero e proprio esperimento ben riuscito del mio amico Diego. Questa fujara in particolare l'ho acquistata nell'aprile del 2007 ed è realizzata in legno di faggio delle colline vicentine. Ha la particolarità di poter essere suonata in modo normale da fujara o, togliendo l'estensione finale con i 3 fori, anche in stile koncovka. In questo ultimo caso, la sonorità che ne deriva è a mio avviso piacevolissima e rilassante. Con questa fujara, nell'estate del 2009, suono un pezzo nel mio concerto live solo "partiture visive in divenire" e nel maggio del 2010, suono un pezzo in un concerto live insieme al percussionista Luciano Bosi all'Officina delle Arti a RE per la seconda edizione di Percussione Temporanea". Con questa fujara infine, nel settembre del 2010, compongo un pezzo "intro…luci notturne", che sarà poi inserito nel mio terzo cd "suoni per fermare il pensare". E' sicuramente uno strumento che amo avere per le mani, che ancora oggi mi regala grandi emozioni e che suono abitualmente.

Estensione a tre fori per la Fujara

Questo strumento in particolare è una fujara in miniatura, l'ho acquistata nell'aprile del 2007, è realizzata in acciaio ed è dotata di beccuccio esterno come una vera e propria fujara tradizionale. Non la suono abitualmente.

Questo è come fosse uno scherzo. L'ho acquistato nell'aprile del 2011, si tratta di uno strumento in particolare composto da un tubo di plastica dal diametro relativamente piccolo (che io ho ricoperto poi con nastro adesivo nero da elettricisti), sul quale è stato infilato e fissato una imboccatura di koncovka in legno. Il suono che ne risulta è molto simile al suono di una fujara tradizionale; divertentissima da suonare. Non la suono abitualmente, devo però approfondire il suo utilizzo.

Questa dan-moi in particolare l'ho acquistata nel febbraio del 2007 dall'amico Andrea Ferroni ed è realizzata, come tutte le dan-moi tradizionali vietnamite, in lamina di ottone. Ha anche la particolarità di poter essere suonata cantando contemporaneamente canti vocalici anche armonici. In questo ultimo caso, la sonorità che ne deriva è interessante e piavevole. Con questa tecnica, nell'estate del 2009, suono un pezzo nel mio concerto live solo "partiture visive in divenire" e nel maggio del 2010, suono un pezzo in un concerto live insieme al percussionista Luciano Bosi all'Officina delle Arti a RE per la seconda edizione di Percussione Temporanea". Con questa dan-moi in particolare, nel settembre del 2010, compongo un pezzo "simbolismo nr 348", che sarà poi inserito nel mio terzo cd "suoni per fermare il pensare". E' sicuramente uno strumento che amo avere tra le mia labbra, che ancora oggi mi regala grandi emozioni e che suono abitualmente.

Questa dan-moi in particolare l'ho acquistata nel febbraio del 2007 dall'amico Andrea Ferroni ed è realizzata, come tutte le dan-moi tradizionali vietnamite, in lamina di ottone. Ha un suono leggermente differente alla dan-moi precedente e non mi ha mai convinto fino in fondo, non la suono abitualmente.

Questa dan-moi in particolare l'ho acquistata nel febbraio del 2010 dall'amico Andrea Ferroni ed è realizzata questa volta in legno. Ha un suono quasi impercettibile e ha bisogno di essere tassativamente amplificata; non mi mai per niente convinto e non la suono abitualmente.

Questa è una ciotola nepalese. L'ho acquistata nel 2005 dall'amico Papi Moreno. Si suona picchiettando con il suo bastoncino i bordi della ciotola tenuta da sotto su di una mano e poi si ascolta tutti i suoni armonici che ne derivano. E' possibile poi dilatare queste sonorità continuando a fare girare il bastoncino sui bordi esterni della ciotola. E' possibile anche fare uscire armonici con l'uso della propria bocca come cassa armonica avvicinandola aperta ai bordi della ciotola. Ho usato il suono di questa ciotola nepalese, nel settembre del 2006, nel brano "mattino" inserito poi nel nostro primo cd "0522.RE". Ho usato il suono di questa ciotola nepalese, nel settembre del 2010, nel pezzo "simbolismo nr 348", che sarà poi inserito nel mio terzo cd "suoni per fermare il pensare".

Questi legnetti si chiamano "clapsticks" e servono per battere il ritmo mentre si suona il didjeridoo. Io personalmente non li ho mai usati e onestamente non mi sono mai piaciuti.

Questi legnetti si chiamano "clapsticks" e servono per battere il ritmo mentre si suona il didjeridoo. Io personalmente non li ho mai usati e onestamente non mi sono mai piaciuti.

Questa è la mia personale launeddas sarda. L'ho acquistata nel luglio del 2004 direttamente a Muravera in Sardegna nel laboratorio del vecchio maestro costruttore e musicista Attilio Scroccu. Purtroppo non ho mai avuto tempo di approfondire il suo suono e oltre un suo utilizzo superficiale usando anche qui il respiro continuo, non la suono abitualmente.

Questo tubo che potrebbe essere confuso con un didjeridoo, è invece il classico tronco della pioggia che si suona girandolo su se stesso e aspettando che il suo contenuto interno scorra verso il basso tra tanti chiodi infilati nel suo interno generando nel mentre un suono simile al suono delle onde del mare o della pioggia. Non l'ho mai usato in nessuna occasione.

 
 
 
 
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